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Visualizzazione dei post da settembre, 2026

L'originale dipendenza

  Abbiamo detto che il valore della persona così definito è affermazione che corrisponde profondamente alla nostra natura. Ma su che cosa si fonda? Se non si ha chiaro su che cosa si fonda un valore, lo si misconosce senza rendersene conto. L’evidenza ultima della vita, subito dopo il fatto che si esiste, è che prima di aver vita non l’avevamo. Perciò dipendiamo. Come si motiva, dunque, l’appassionata e intransigente affermazione che ci viene da Gesù del valore assoluto del singolo, se questo prima non esisteva, se esso sorge dal mondo come la schiuma dalla cresta dell’onda e nel mondo si dissolve, se esso è fenomenicamente derivazione dal passato, effetto di dati biologici precedenti e destinato a consumarsi? Chiaramente non si motiva! Cristo evidenzia nell’uomo una realtà che non deriva da dove l’uomo fenomenologicamente proviene, ma che è rapporto diretto esclusivo con Dio. E questo rapporto è il valore fondamentale che dà consistenza al signific...

Il valore della persona

  1) Il valore della persona. Fattore fondamentale dello sguardo di Gesù Cristo è l'esistenza nell'uomo di una realtà superiore a qualsiasi realtà soggetta al tempo e allo spazio. Tutto il mondo non vale la più piccola persona umana; questa non ha nulla di paragonabile a sé nell'universo, dal primo istante della sua concezione fino all'ultimo passo della sua decrepita vecchiaia. Ogni uomo possiede un principio per cui non dipende da nessuno, fondamento di diritti inalienabili, sorgente di valori. Il valore non si può confondere (come, da una mentalità corrente, siamo sempre tentati di fare) con le reazioni che siamo indotti ad assumere. In questo modo il valore della persona tende ad essere ridotto ai termini prevalenti della mentalità propria all'ambito in cui si vive. Al contrario la persona gode di un valore e di un diritto in sé, che nessuno può attribuirle o toglierle. Il valore racchiude il motivo, lo scopo di un'azione, il «ciò...

Essere certi di alcune grandi cose.

Essere certi di alcune grandi cose «Allora, è la lotta che ci tiene svegli, e questa lotta è la trama normale della vita: ci tiene svegli, cioè ci matura la consapevolezza di ciò che è la nostra consistenza o la nostra dignità, che è un Altro. Un intervento ha affermato: "Il fatto del referendum (quello sull'aborto del maggio 1981) poneva una richiesta storica alla nostra fede": la nostra fede è stata provocata a rischiarsi, a paragonarsi, a confrontarsi, perciò è stata provocata questa lotta, la lotta dentro questo fatto. Ma non può essere una cosa eccezionale: o gni cosa è un fatto che pone una richiesta storica alla nostra fede. Che ti alzi al mattino e non hai voglia di andare a scuola o di andare a lavorare, che incontri la tua ragazza e la trovi col muso, questi sono fatti che pongono una richiesta storica alla tua fede; come alla mattina, quando ti sveglierai e non sentirai voglia di stare con tua moglie (o viceversa), oppure quando sentirai sulle spalle i...

Non possiamo concepire Cristo non incarnato

  “ Non incarnato” vuol dire non dentro il linguaggio, la sintassi, il gioco di sensibilità, le urgenze, le passioni, le aderenze, i gusti e le ripugnanze propri di quel popolo. Analogamente non può esistere un cristiano se non dentro alla trama in cui Dio lo mette, trama storica e sociale, momento storico e contesto sociale. Non si può concepire un cristiano o una realtà Cristiana se non dentro i problemi del suo momento storico o della società in cui vive; i due fattori non si possono separare. Si tratterà di flessioni diverse a seconda delle funzioni che si hanno, ma anche la suora di clausura non sarebbe Cristiana se non partecipasse al momento storico in cui è, alle urgenze della società in cui vive: l'autobiografia di Santa Teresa del Bambin Gesù è molto significativa da questo punto di vista. Non si può concepire un uomo al di fuori dei problemi, perciò il disagio che sempre questo tipo di questioni ci ingenera è dovuto non all'astrattezza, allo spiritualis...

Mandati

Ognuno di noi è stato scelto attraverso un incontro gratuito perché si renda egli stesso incontro per gli altri. È dunque per una missione che siamo stati scelti, così come Cristo è stato mandato dal Mistero eterno per una missione - mandato, missus -: "Come il Padre ha mandato me, così mando voi" . Quello che ci è stato dato e continuamente ci viene dato è " per" il mondo; è dato a noi perché in noi si riverberi e si comunichi ad altri, non secondo i nostri calcoli, ma come Dio vuole. Non si può parlare della vita umana in modo così pieno di pace, di esaltazione, di certezza, di speranza e di gratuità, se non essendo stati investiti dall'avvenimento da cui siamo stati investiti, se non per la grazia dell'incontro con la presenza di Cristo. Perciò, amici, aiutiamoci.

Il dono dello Spirito è cattolico

  b) La seconda implicazione del dono dello Spirito è la cattolicità. L'avvenimento dell'incontro è "cattolico", ci spinge cioè ad accostare tutto e tutti con un'apertura senza confini. Nell'esperienza del rapporto con Cristo - riconoscimento e affezione -, che lo Spirito ci fa approfondire, non c'è più tregua e non ci sono più limiti. "Tutto è vostro, come voi siete di Cristo" , diceva san Paolo: è l'eliminazione di ogni paura e la ragionevolezza di ogni rischio. Dandoci un criterio di intelligenza e di affezione chiaro, lo Spirito ci spalanca a tutto e a tutti senza confini. L'avvenimento dell'incontro rende l'uomo che ne è investito aperto a tutto secondo un "preconcetto", un punto di vista, positivo e amoroso , così che in ogni cosa in cui si imbatte egli sottolinea, valorizza e utilizza, per una costruzione nuova del mondo, quanto c'è di buono, foss'anche un sottilissimo filo dentro un enorme grovigli...

Il dono dello Spirito è totalizzante

 La terza scansione consiste in due implicazioni importanti del dono dello Spirito. a) Ciò che lo Spirito ci fa approfondire è totalizzante: l'incontro fatto, è un avvenimento totalizzante, esso è cioè la forma di tutti i rapporti, è come una luce, un'energia che illumina tutti i rapporti, li piega e li plasma, come un artista, secondo la forma che devono assumere. È questa l'origine della purità, cioè della verità dei rapporti. La verità di un rapporto è l'adeguatezza del suo nesso con l'infinito - nemmeno l'afferrare la penna e il mettersi a scrivere è senza rapporto con l'infinito. "Su ogni istante grava il peso dell'eterno" , diceva Ada Negri, che si convertì per questa scoperta. L'affermazione del valore sconfinato , eterno, infinito, anche del più piccolo istante che l'uomo possa considerare, è la prova del divino , è dono dello Spirito. Mi ricordo tanti anni fa, appena dopo la guerra, l'intervista radiofonica che...

La conoscenza di Cristo.

 Accenniamo alla seconda scansione del dono dello Spirito. L'approfondimento dell'esperienza del divino, che ha generato l'incontro, è grazia, non deriva da uno studio nostro, o da una nostra forza di volontà che ci eriga a maestri morali, ma è frutto del dono dello Spirito (che ha suscitato l'inizio). È il dono dello Spirito che ci permette di compiere un approfondimento dell'esperienza dell'incontro, in cui diventa sempre più consistente e affascinante la conoscenza di Cristo. La grazia dell'incontro - l'incontro viene da qualcosa d'Altro, perciò è grazia, è puro dono d'uno Spirito, d'una energia che possiede il mondo e manipola la storia - porta alla conoscenza di Cristo come consistenza di tutto e come inizio di un popolo nuovo. a) Cristo come consistenza di tutto "Tutto in Lui consiste", dice la Lettera ai Colossesi. Cristo è perciò la consistenza di me, è ciò di cui, ultimamente, io sono fatto. Se sono attento, cioè ...

La valorizzazione dell'inizio.

  Descriviamola, questa energia che entra dentro di noi, per opera dello Spirito, così reale che diventa sperimentabile , e proprio per questo si rivela e si dimostra nella sua certezza. Perché l'uomo parte sempre da un'esperienza, e l'esperienza è l'avvenimento a livello umano, l'avvenimento di qualcosa d'Altro secondo tutte le caratteristiche proprie di una esperienza umana, dominata da quell'apertura misteriosa all'estremo confine, da quel punto di fuga che va incommensurabilmente oltre. L'urto dello Spirito incomincia con l'incontro, con quell'avvenimento che ci ha iniziato a muovere, sia pur con tutta la nostra fragilità e incoerenza - così che l'abbiamo dimenticato subito dopo, e poi l'abbiamo nuovamente ripreso (perché Iddio non entra mai in una vita se non per condurre a compimento la Sua opera). Vediamo ora lo scandirsi dei passi di quest'urto. La valorizzazione dell'incontro, di quel momento iniziale, è don...

Il dono dello Spirito.

 Come mai può accadere quell'avvenimento? Come mai possiamo essere provocati dall'urto di quell'incontro - per cui la vita s'incomincia a illuminare, un baluginare sia pur crepuscolare s'insinua nel nostro orizzonte, e insorge un desiderio di capire di più ciò che ci si è fatto incontro, di esserne più profondamente investiti e di seguirlo? Come mai l'avvenimento accade? Senza nessun precedente che lo possa far prevedere; ma accade. Se accade, ha una causa. Essa, tuttavia, non si lascia includere nell'elenco delle nostre analisi, da pescare in accadimenti antecedenti: è qualcosa d'altro. Qual è dunque la causa dell'avvenimento, la causa per cui quell'avvenimento diventa un incontro con una presenza eccezionale, che poi, non allora, riconosceremo coscientemente divina, e a cui diremo: "Tu, Cristo" - ? Nel momento dell'incontro essa è infatti una realtà che semplicemente ci colpisce e ci muove per la sua diversità, perché chi da ...

L'inizio di un soggetto nuovo.

  L'avvenimento cristiano - come ogni avvenimento - è l'inizio di qualcosa che non c'è mai stato prima: è un'irruzione del nuovo che mette in moto un processo nuovo. L'irruzione del mistero di Dio fatto uomo nella nostra storia umana e personale dà inizio a un soggetto nuovo. Perciò, per quanto poca attenzione sincera, meravigliata, sorpresa, noi abbiamo fatto e facciamo all'incontro in cui questa grande presenza ci ha raggiunti, qualcosa di nuovo si è mosso in noi. Può rimanere magari sottile, "tubercolotico" e senza eccessiva vitalità per tanto tempo, però qualcosa si è mosso e non si ferma: se è richiamato, se siamo in compagnia, cioè dentro la modalità con cui qualcosa d'Altro entra nella nostra vita. La comunità dei credenti, la modalità con cui Cristo si rende presente alla nostra vita di uomini, l'ambito dove l'incontro col mistero di Dio fatto uomo accade è una compagnia fatta di coloro che Egli sceglie e che Lo riconoscono E al ...

"Questa cara gioia sopra la quale ogni virtù si fonda"

 "Questa cara gioia sopra la quale ogni virtù si fonda, onde ti venne?” 5 Non può esserci moralità ("virtù"), dignità, intensità e perfezione del vivere , se non a partire da una gioia Questa gioia viene da quel momento in cui l'avvenimento cristiano è entrato nei confini della nostra esistenza, abbiamo fatto cioè un incontro con una realtà umana per cui Cristo si è palesato significativo per la nostra vita, ossia per la ragione e per l'esigenza di affettività del cuore. La moralità suprema - vale a dire un modo di vivere adeguato alla dignità di quell'essere creato che viene indicato con la parola "io" - è la fedeltà all'atteggiamento con cui il Creatore ci fa. Come il Creatore ci fa? Come bambini. Il bambino si presenta con la faccia spalancata, aperta positivamente alla realtà (la curiosità è il fenomeno in cui innanzitutto, pur in modo arido, si documenta questa positività originale dello sguardo). L'uomo creato sta di front...

In un preciso momento

  L'avvenimento cristiano come incontro - da cui si sprigiona una dinamica di conoscenza e di affezione che dà corpo e unità all'io - accade sempre in un preciso istante, un momento puntuale della vita. Non vi è altro momento della nostra esistenza che abbia lo stesso valore, al punto che perdere quel momento può equivalere a perdere se stessi. E poiché lo si può perdere subito dopo, è solo riprendendolo che si ritrova un cammino sicuro. Se anche uno andasse in monastero a fare il monaco, è in forza della memoria di quel preciso momento che può continuare a camminare. Von Balthasar invitato, nel 1961, a parlare della sua vocazione - la vocazione è la vita che diventa cosciente di sé, del suo destino e del compito che deve realizzare per arrivare al suo destino - racconta con precisione l'istante in cui percepì la sua chiamata, durante un ritiro ignaziano, nell'estate del '27: “ Anche adesso, trent'anni dopo, potrei tornare su quel sentiero della Forest...

Un incontro umano.

  Qual è la forma caratteristica dell'avvenimento cristiano? L'avvenimento cristiano ha la forma di un incontro: un incontro umano nella realtà banale di tutti i giorni. Un incontro umano per cui Colui che si chiama Gesù, quell'uomo nato a Betlemme in un preciso momento del tempo, si rivela significativo per il cuore della nostra vita. Oltre il volto di Gesù, l'avvenimento cristiano ha la fattispecie di facce umane, di compagni, di gente come me e te. Così come, nei villaggi della Palestina dove non poteva arrivare, Gesù acquistava il volto dei due discepoli che mandava, arrivava sotto il volto di quei due che si era scelti. Ed era tale e quale: "Maestro, quello che Tu fai accadere l'abbiamo fatto accadere anche noi". Identico. "Il Regno di Dio è vicino. Il Regno di Dio è tra voi". L'avvenimento cristiano è un incontro umano per cui Gesù Cristo si rivela significativo per il cuore della vita e svela l'io. Soltanto in questo ...

Lo Stupore e le regole: l'incontro con Cristo / o la schiavitù da ogni cosa

  Cristo è un evento, un avvenimento, un fatto, che innanzitutto riempie di stupore.  " Il vero dramma della Chiesa, che ama definirsi moderna (i cristiani che vogliono essere moderni) è il tentativo di correggere lo stupore dell'evento di Cristo con delle regole ".  (È una mirabile frase di Giovanni Paolo I°: q uel suo mese di pontificato sarebbe stato provvidenziale anche solo per questa osservazione, di cui non si trova altrove l'equivalente). L'irruzione di qualcosa di imprevedibile e di imprevisto - un avvenimento - desta innanzitutto stupore. E lo stupore è l'inizio di una reverentia, di un rispetto, di un'attenzione umile . Come in un bambino posto di fronte a una situazione nuova: in lui istintivamente si desta un senso di stupore e di rispetto umile e un po' timoroso. Chi si sottrae allo stupore dell'avvenimento, e all'attenzione, alla venerazione, alla curiosità rispettosa e umile che l'avvenimento istintivamente suscita, divent...

Un avvenimento: l'unico fattore che può rendere consistente l'"io".

L'unica risposta che può rendere chiaro e consistente l'io nei suoi fattori costitutivi è un avvenimento. Ed è un paradosso che nessuna teoria – filosofica, sociologica o politica - riesce a tollerare: che il catalizzatore che permette ai fattori del nostro io di venire a galla con chiarezza, e di comporsi davanti ai nostri occhi e alla nostra coscienza con limpidità ferma, duratura, stabile, non sia un'analisi o una registrazione di sentimenti,, ma un avvenimento. Solo un avvenimento è ciò che rende l'io soggetto adeguato di un'azione che "porti" il mondo. Le azioni dell'uomo si chiamano "gesti". Di un animale non si può dire che compia "gesti". La parola "gesto" deriva dal latino “gerere”, portare, e indica il rapporto con la realtà in quanto afferma, porta (gerit) un significato. La libertà, la non schiavitù, e perciò la dignità nel tessere un rapporto con la realtà, ci viene dalla chiarezza sui fattori del nostro...

L'interesse per il proprio "io" - (La coscienza dell'io impedita)

  Il supremo ostacolo al nostro cammino di uomini è la "trascuratezza" dell'io. Il primo punto, quindi, di un cammino umano è l'interesse per il proprio io, per la propria persona 1 ,  che il mio soggetto umano sia costituito, che io capisca che cos'è e ne abbia coscienza. Esso è infatti ciò che sta alla radice della totalità delle mie azioni. L'azione, il muoversi, il “tendere-a" di un soggetto, è la dinamica di rapporto con qualsiasi persona e cosa. Se so che cos'è l'io, chi sono io, allora tutti i rapporti sono consapevolmente governabili, dominabili, determinabili da me: sono "miei". Non trascurare il proprio io significa poter dire "mio" con serietà: mia è questa preferenza, mio è quest'uomo, mia è questa donna, mio è questo bambino nato da mia moglie, mie sono le stelle. 2 Il mondo, il nemico del formarsi stabile e consistente di una personalità umana. Per poter dire “mio” con serietà bisogna esser limpid...