La valorizzazione dell'inizio.
Descriviamola, questa energia che entra dentro di noi, per opera dello Spirito, così reale che diventa sperimentabile, e proprio per questo si rivela e si dimostra nella sua certezza. Perché l'uomo parte sempre da un'esperienza, e l'esperienza è l'avvenimento a livello umano, l'avvenimento di qualcosa d'Altro secondo tutte le caratteristiche proprie di una esperienza umana, dominata da quell'apertura misteriosa all'estremo confine, da quel punto di fuga che va incommensurabilmente oltre.
L'urto dello Spirito incomincia con l'incontro, con quell'avvenimento che ci ha iniziato a muovere, sia pur con tutta la nostra fragilità e incoerenza - così che l'abbiamo dimenticato subito dopo, e poi l'abbiamo nuovamente ripreso (perché Iddio non entra mai in una vita se non per condurre a compimento la Sua opera). Vediamo ora lo scandirsi dei passi di quest'urto.
La valorizzazione dell'incontro, di quel momento iniziale, è dono dello Spirito, è grazia, non una capacità nostra. Non si può dire, dopo il primo impatto e la prima sottile e confusa emozione: "Ho capito!", "Parto!". Ma come? Per dove? Chi ci fa capire e partire è qualcosa d'Altro. Ci voltiamo indietro e non sappiamo dire che cos'è: è il dono del Mistero, è la grazia. E dove andiamo? Non lo sappiamo! Non sappiamo dove siamo spinti, dobbiamo seguire l'impeto, l'emozione, l'urto iniziale.
È dono dello Spirito capire che l'incontro che ci ha mosso è come un seme, l'inizio di una realtà nuova che deve svilupparsi; una realtà sperimentabile, di questo mondo, che, come dice san Paolo, coincide con un modo nuovo di capire e amare, mangiare e bere, vegliare e dormire, vivere e morire.
E' un dono dello Spirito che ci introduce a presentire che l'incontro fatto è una promessa.
E il contenuto di una promessa è qualcosa che ancora non si è dato a vedere, di cui non si può sapere com'è, come per un seme di cui non si è mai visto lo sviluppo (un uomo che non avesse mai visto un cipresso, vedendone il seme non potrebbe mai arrivare ad immaginare il cipresso).
È grazia capire che l'incontro - l'avvenimento iniziale - è un seme, è una promessa, destinata ad invadere la nostra esistenza. Il Benedictus delle Lodi è la prima descrizione della storia di questa promessa e il Magnificat del Vespero è la stessa visione realizzata da una pienezza ormai raggiunta.
L'inizio è una promessa, un seme, che lentamente si sviluppa e invade la nostra esistenza, non per una logica nostra, non per una coerenza nostra, ma per la forza dello stesso dono iniziale, per la forza dello stesso amore strano che ci ha fatto sperimentare l'incontro in cui Cristo si è reso presente e ci ha provocati. Il momento in cui il mistero di Cristo viene presentito come pertinente alla propria vita, e utile e connesso alla vita, è dono dello Spirito Santo, è grazia.
Il dono dello Spirito ci fa sentire responsabili verso quest'inizio. Possiamo anche non aderirvi, e cercare di cassare o cancellare ciò che è accaduto: esso ha però suscitato in noi un principio di responsabilità, in rapporto al quale tutta la nostra vita sarà giudicata, che abbia fortuna oppure no, riuscirà oppure no: la riuscita di fronte all'Eterno, la riuscita vera, che si attua anche quando un uomo è ucciso, come Cristo.
È nella responsabilità che assumiamo di fronte all'incontro fatto che incomincia la storia della nostra personalità, che acquistiamo un volto inconfondibile e irriducibile, e diventiamo protagonisti nuovi del tempo e dello spazio, attivi e indomiti "ricostruttori di città distrutte", come dice Isaia (58, 12).
È grazia dello Spirito che insorga questo senso di responsabilità, in cui soltanto emerge l'inizio di un protagonismo nuovo. La personalità, infatti, prende consistenza e forma non per il fatto che otteniamo un diploma o una laurea, esercitiamo una professione, intraprendiamo il rapporto con una donna, ecc., ma solo nella responsabilità di fronte al destino.
Questa responsabilità, dunque la personalità, insorge per la grazia di un incontro e per la grazia che ce ne fa rimanere colpiti, che ce ne fa presentire il valore, che ci fa cercar di seguirlo.
Nella responsabilità di fronte all'urto del dono dello Spirito - di fronte all'incontro - incomincia il protagonismo dell'uomo nel mondo. Protagonista nel mondo è chi lo cambia, chi contribuisce - poco o tanto - a cambiare il mondo secondo il suo destino, secondo una umanità più vera, più grande e più bella, cioè più carica di attesa di Colui che deve venire (altrimenti ogni mossa non introdurrebbe che un'altra menzogna).