Il dono dello Spirito.

 Come mai può accadere quell'avvenimento? Come mai possiamo essere provocati dall'urto di quell'incontro - per cui la vita s'incomincia a illuminare, un baluginare sia pur crepuscolare s'insinua nel nostro orizzonte, e insorge un desiderio di capire di più ciò che ci si è fatto incontro, di esserne più profondamente investiti e di seguirlo? Come mai l'avvenimento accade? Senza nessun precedente che lo possa far prevedere; ma accade. Se accade, ha una causa. Essa, tuttavia, non si lascia includere nell'elenco delle nostre analisi, da pescare in accadimenti antecedenti: è qualcosa d'altro.

Qual è dunque la causa dell'avvenimento, la causa per cui quell'avvenimento diventa un incontro con una presenza eccezionale, che poi, non allora, riconosceremo coscientemente divina, e a cui diremo: "Tu, Cristo" - ? Nel momento dell'incontro essa è infatti una realtà che semplicemente ci colpisce e ci muove per la sua diversità, perché chi da quell'avvenimento è già stato colpito, e partecipa dunque della sua comunicazione nel mondo, ha una faccia con degli aspetti diversi, ha criteri diversi, una emotività e una affettività diversa, un impeto di gratuità ignoto, una capacità di impegno strana ("chi te lo fa fare?" gli si direbbe guardandolo).


La causa di quell'avvenimento, di quell'incontro, e del movimento che suscita in noi, si chiama, nel linguaggio cristiano, Spirito Santo. Si dice Spirito l'energia con cui il mistero di Dio opera nel mondo che ha creato, lo plasma e lo piega, come un grande fiume, verso la sua foce - che è il mistero stesso di Dio. Questa energia viene nel mondo e lo penetra infinitamente di più da quando quell'Uomo cui lo Spirito stesso ha dato vita ("... concepì per opera dello Spirito Santo") è morto ed è risorto.

Da quando quell'Uomo, che è Dio, è morto e risorto, questo Spirito è il Suo Spirito, è l'energia con cui Lui è destinato a prendere possesso definitivo di tutte le cose, come dice il Vangelo di san Giovanni, al capitolo XVII: "Tu, o Padre, mi hai dato nelle mani ogni carne - tutti gli uomini -, affinché abbiano la vita eterna". "Questa è la vita - vita eterna vuol dire infatti vita "vita" -, che conoscano Te, unico vero Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo".


Lo Spirito di Dio è l'energia con cui Cristo penetra la storia, il tempo e lo spazio, afferrando ciò che il Padre gli dà nelle mani, secondo un disegno che a noi appare lento; ma per Lui, di fronte a cui mille anni sono come un giorno, tutto ha la brevità dell'istante (come per il centro di una circonferenza, che nello stesso istante ha presente tutti i punti; è sulla circonferenza che la fatica del cammino viene: nel punto centrale tutto è presente nello stesso tempo).

Per il suo carattere donativo e comunicativo di vita, di fede, di certezza, e quindi di stimolo a fare, di speranza, e di larghezza infinita di dedizione, o carità, sempre si dice "il dono dello Spirito Santo". Invece di "dono dello Spirito Santo", possiamo usare più brevemente il termine "grazia", spettacolosamente significativo. Non esiste parola più bella di questa: "grazia", che implica una ricchezza senza fine, con una mobilità e una fantasia senza possibilità di limite, e dove tutto è per amore; per amore del destino dell'altro, così come per Cristo tutto fu per amore del destino degli uomini e delle cose al disegno del Padre, del Mistero. Il Mistero domina la parola "grazia" nella misura in cui essa investe la vita dell'uomo:

"La grazia - dice Péguy - è ancora più misteriosa e più profonda della bellezza. La grazia è ancora più arbitraria, più libera, più sovrana, più perfettamente illogica [al di là della nostra logica, senza ragioni, irriducibile a ogni calcolo]; inquietante anche, come tutto ciò che è donato gratuitamente [ciò che è donato gratuitamente è inquietante, perché chiama a qualcosa cui non avevamo pensato, cui non penseremmo, cui soprattutto non vorremmo pensare]. Potenza della grazia. Potenza eterna del Sangue eterno, di un Sangue eterno, quello di Gesù Cristo".