Il dono dello Spirito è totalizzante
La terza scansione consiste in due implicazioni importanti del dono dello Spirito.
a) Ciò che lo Spirito ci fa approfondire è totalizzante:
l'incontro fatto, è un avvenimento totalizzante, esso è cioè la forma di tutti i rapporti, è come una luce, un'energia che illumina tutti i rapporti, li piega e li plasma, come un artista, secondo la forma che devono assumere. È questa l'origine della purità, cioè della verità dei rapporti.
La verità di un rapporto è l'adeguatezza del suo nesso con l'infinito - nemmeno l'afferrare la penna e il mettersi a scrivere è senza rapporto con l'infinito. "Su ogni istante grava il peso dell'eterno", diceva Ada Negri, che si convertì per questa scoperta. L'affermazione del valore sconfinato, eterno, infinito, anche del più piccolo istante che l'uomo possa considerare, è la prova del divino, è dono dello Spirito.
Mi ricordo tanti anni fa, appena dopo la guerra, l'intervista radiofonica che Sergio Zavoli, il primo giornalista ammesso in un monastero di clausura, fece alla monaca più giovane. Da giornalista scaltro qual era, l'intervistatore pose delle domande cui era ben arduo rispondere. Sarebbe occorsa un'esperienza grande di vita per aver la scaltrezza sufficiente a coprire e a eliminare la cattiveria insita nelle domande. Sentire le risposte di quella giovanissima ragazza, non ancora diciottenne, fu una sorpresa: vibravano di una saggezza stupefacente. Da che cosa le veniva? Dall'abitudine a percepire l'eterno dentro l'istante effimero e ad abbracciar le cose tutte insieme, perché non si può giudicare neanche d'un capello se non dalla totalità dell'organismo cui esso appartiene. Si può capire allora perché una donna che vive in clausura possa essere intensa e lieta, precisa e compiuta, come un grande artista, l'artista del suo tempo e dei suoi modi.
"O Dio - ci fa dire la Liturgia - che hai preparato beni invisibili a coloro che Ti amano, infondi in noi la dolcezza del Tuo amore, perché amandoTi in ogni cosa e sopra ogni cosa…".
Ogni, omnis, significa tutte le cose a una a una, nessuna esclusa. È totalizzante la pretesa di Dio: un Dio che non avesse questa pretesa totalizzante semplicemente non sarebbe più Dio.
E Colui che si è comunicato a noi nell'avvenimento dell'incontro è Dio fatto uomo.
Perciò l'incontro fatto ha un'esigenza e una pretesa totalizzante sulla nostra vita, su tutti i suoi aspetti espressivi: privati, pubblici, interiori, esteriori, di fronte allo scacco come all'esito favorevole. Per amarLo non bisogna escludere nulla. "AmandoTi in ogni cosa e sopra ogni cosa": questo "sopra" non è alternativa alle cose, ma significa che ogni rapporto, con qualunque realtà e persona, è definito dalla presenza di Cristo, dalla memoria del rapporto con Cristo; e così ogni rapporto da povero, diventa ricco; da incerto, diventa certo; da inquieto, diventa pieno di pace.