Considerazioni, domande e risposte sulla Giornata d'inizio (ripresa in una Scuola di comunità)

[*] Perché parlando della comunione come amicizia, si parla della "fatica di rendere carne l'ideale"? Cosa è questo sacrificio?

[R] Stiamo parlando di un'amicizia originale che rende visibile la comunione, si dice anche amicizia per il destino, perché si sacrifica il proprio particolare per 

un'amicizia che apre, spalanca: perché emerga il motivo per cui si sta insieme. La nostra amicizia deve essere aperta, perché deve essere bella, perché è la carne della comunione.

Non un'amicizia nel senso che di solito si dà a questa parola, cioè come una “confidenza”; non stiamo parlando di questo tipo di amicizia, anche se esiste e magari svolge anche un certo compito terapeutico. Quando, nel Vangelo di Luca, a chi gli dice "Io ti seguirò dovunque tu vada" Gesù gli  risponde che "le volpi hanno le loro tane, gli uccelli del cielo hanno i loro nidi", si sta riferendo a questo tipo di dimora confidenziale, utile, dove uno si sente protetto affettivamente.  Così come quando noi ci organizziamo per andare a mangiare la pizza.

Allargare l'amicizia ad un orizzonte molto più ampio non si fa senza sacrificio, perché si tratta di sacrificare il proprio particolare, egoismo, egocentrismo, la propria voglia di possesso. Però è un sacrificio che val la pena fare se uno ne comprende la portata e la bellezza. 

Un'amicizia a due, flick e flock, fa tenerezza, ma non è una realtà invidiabile; invece, l'amicizia di San Bernardo con quei ventisette, che quando ha deciso di andare in monastero l'hanno seguito immediatamente, è invidiabile, perché è evidente che è un'amicizia legata a un destino, tesa a un ideale.


[*] Il mistero di Cristo ci raggiunge attraverso la nostra compagnia, questa nostra realtà effimera, povera, ma segno di Dio, saltando la quale si rende astratto Cristo, si riduce la Sua presenza a una nostra immagine e si annebbia la nostra identità. Infatti, "la nostra identità è realmente legata a doppia corda con l'appartenenza che viviamo", come dice San Tommaso: "La vita dell'uomo consiste nell'affetto che principalmente lo domina".
E' chiaro che è necessario non saltare questo passaggio di un'amicizia reale, di cui il mondo ha bisogno. Ma spesso, negli spazi della nostra vita personale, invece che partire da questa appartenenza, partiamo da noi stessi, dalle nostre immagini, dalle nostre esigenze e pensieri. Che cosa ci può aiutare ad alzare lo sguardo, per arrivare nel quotidiano a questa consapevolezza della nostra appartenenza?  

[R] 
Bisogna sempre partire dalle cose reali, non da delle idee, perché la partenza dalle idee è debole, fragile: ad un'idea si può rispondere solo con un'altra idea. Non dobbiamo partire da altro che non siano le “cose mie”. Ma quali sono le cose mie?  Chi sono io?

Il problema è quello dell'autocoscienza e dell'identità.

Guardiamo alla nostra storia. Dopo la crisi del '68 don Giussani ha detto: "Con l'esperienza di GS abbiamo vissuto un grande dono, un dono immenso, ma questo dono di fronte alla crisi del '68 ha vacillato". Molti, se ne sono andati via, facendo vedere che non avevano compreso veramente.  

E' qui che don Giussani ha iniziato a insistere sull'autocoscienza. 

Occorre l'autocoscienza perché il dono che ci è stato fatto diventi personale. Se il dono che abbiamo ricevuto non diventa personale, Questo dono dell'esperienza della fede che abbiamo ricevuto, e che nel primo GS aveva la baldanza ingenua della vita della comunità, dell'unità sensibile nell'ambiente, della caritativa nella Bassa, delle prime missioni in Brasile sostenute da studenti – una cosa assolutamente nuova in tutta la storia della Chiesa - se non diventa personale, se non diventa una coscienza di sé e non lo si personalizza, lo sprechiamo e si perde.

Per personalizzare questo dono occorre comprendere che il cristianesimo immette nel mondo la verità dell'autocoscienza, porta cioè alla conoscenza della verità su noi stessi, rivela me a me stesso.

E cos'è questa autocoscienza nuova che porta il cristianesimo nel mondo? È la relazione con Cristo, che non mi rivela soltanto chi è Dio, ma mi rivela me stesso.  Tant'è che la frase più importante della Giornata d'inizio e tra le più belle del cristianesimo è: 

“Io, ma non io”

dice san Paolo ai Galati, “perché Cristo vive in me".  Questa è l'autocoscienza nuova! Ma questa frase bellissima non può essere interpretata come qualcosa che riguarda solo san Paolo. San Paolo ha un'autocoscienza per cui identifica sé stesso con Cristo,  e nella lettera ai Corinti aggiunge “Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, siamo di Cristo”. L'appartenenza a Cristo non è un optional,  è l'identità del cristiano.  
Ma come si fa ad appartenere a Cristo? 

Ci viene in aiuto sant'Agostino: "Non si ha lo spirito di Cristo se non si appartiene al Suo corpo", cioè  la Chiesa;  e San Cipriano: "Noi non possiamo dire di avere Dio come padre se non abbiamo la Chiesa come madre". 
Si appartiene a Cristo se si appartiene alla Chiesa: non si può dire di appartenere a Cristo se poi non apparteniamo al Suo corpo. Non sono idee di don Giussani, è il cristianesimo. "La Chiesa è la pienezza di Cristo" dice ancora San Paolo nella lettera agli Efesini. "Saulo, Saulo perché mi perseguiti?": Saulo non ha conosciuto personalmente Gesù Cristo, perseguitava i cristiani, ma Cristo si è identificato con i cristiani.

Che cosa è l'appartenenza? L'avaro appartiene ai soldi, il lussurioso appartiene alle proprie passioni, il cristiano appartiene a Cristo, e non si appartiene allo spirito di Cristo se non si appartiene al suo corpo, che è la Chiesa. Per questo si dice che Dio è Padre e la Chiesa è Madre. La Chiesa è la pienezza di Cristo!

Non basta, però: 

Come fare per appartenere alla Chiesa in modo tale che sia un'esperienza viva, vivace, bella, piena di ragioni, di una vita nuova che posso comunicare agli altri?

Qui entra in gioco l'incontro con CL, con questa nostra storia. Per noi è l'incontro che ci ha persuaso della bellezza della Chiesa e di Cristo. Se vogliamo CL è l'anello debole della catena – CL, Chiesa, Cristo – ma è anche l'anello più prossimo alla nostra vita. Dobbiamo essere seri con quest'anello debole, debole della nostra debolezza (perché noi siamo anche un po' meschini, pieni di egoismi), perché pur essendo una piccola e scalcagnata comunità, questa diventa assolutamente decisiva per vivere l'appartenenza alla Chiesa e quindi a Cristo. E' l'anello debole della catena, ma se non siamo affezionati a questo nostro anello debole, l'immanenza ad una comunità reale di cui facciamo parte, come lo saremo di Cristo?

L'autocoscienza, quindi, è data dal fatto che io appartengo a Cristo, e questa appartenenza si vive in comunità reali: non in comunità astratte, o in un'idea di comunità perfetta, ma in una comunità reale cui appartengo e che mi corregge e che si lascia anche correggere. Però deve essere una comunità reale: questo è un passaggio assolutamente importantissimo, un punto cardine. Tutto il resto viene di conseguenza. 


[*] Nella giornata d'inizio si dice che “dobbiamo alzare lo sguardo", io l'ho letta in questo modo: dobbiamo alzare lo sguardo perché dentro la negatività che altrimenti ci soffocherebbe, si veda il valore”.  E' un po' come un metodo per affrontare tutto, il punto per non ridurre l'amicizia in un modo intimistico, fatto di pretese, ma  dispormi in una condizione di fiducia. "La nostra amicizia dipende dal fatto che Dio ha scelto l'altro a fianco a me come ha scelto me".  

[R]

Non è un metodo, è una condizione di disponibilità senza la quale non si può andare avanti. 
Perché facciamo una Giornata di inizio anno? Per imparare ad alzare lo sguardo e disporre il cuore verso un orizzonte grande in cui aprirsi all'appartenenza a Cristo, alla Chiesa, alla comunità.
Concretamente vuol dire: "Abbiamo fatto un sacrificio, siamo venuti fin qui, non sprechiamo la giornata dietro ai nostri casini personali, ma prendiamo atto di ciò per cui vale la pena, alziamo lo sguardo ad un orizzonte di positività, che perdona anche tutto il carico di negatività che mi porto appresso e che mi vuole piegare".
Questo 'alzare lo sguardo' e aprire il cuore non è semplicemente un capello che potrebbe anche non esserci, è la prima beatitudine: "Beati i poveri in spirito". Scopriremo cose belle per noi, come che 
Autocoscienza e appartenenza coincidono:
tu sei ciò a cui appartieni, ciascuno è l'affetto principale che lo domina.

Tanto che spesso ci sono parole che designano, colpiscono la persona nell'appartenenza che più lo descrive, come nell'osservazione di San Tommaso - uno è l'affetto principale che lo domina- .
Tanto che il nome. o il nomignolo che gli diamo riflette ciò a cui è attaccato. Come chiamiamo chi è stretto ai soldi: Avaro – arrunzìu, astrintu, brazzittu. Come chiamiamo il lussurioso: puttaniere. 
Come chiamiamo il seguace di Cristo: Cristiano. Questa è la tua identità.
Se non appartieni a Dio, appartieni al demonio, e allora cambia finché sei in tempo! Inizia ad appartenere a chi ti può salvare dal nulla, a chi ti libera dal male. 

Quando diciamo che uno è ciò a cui appartiene stiamo semplicemente dicendo una legge della vita.
Uno è l'affezione che principalmente lo domina. 
Cosa significa che uno è ciò  "che principalmente lo domina"? significa che la nostra vita è strapiena di affezioni: stiamo attenti a quella principale perché è quella che determina la nostra identità e che correggerebbe anche tutte le altre affezioni che non meritano questo gradino del podio.


[*]  Spesso confondiamo le due parole, 'comunione' e 'amicizia', e costruiamo l'amicizia. Ma il papa ha detto "Voi sapete costruire la comunione con l'amicizia". Cosa significa che la comunione coincide con l'amicizia? 


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Leggi bene cosa dice il papa, non dice che la comunione coincide con l'amicizia, dice letteralmente: “Se il mondo di oggi ha bisogno di qualcosa, è la comunione” E poi aggiunge “Voi sapete costruire la comunione con l’amicizia e il mondo di oggi ha bisogno di voi, del vostro entusiasmo, della vostra carità, della vostra fedeltà”.

Il papa dice “VOI”, ci dice qual è il nostro carisma. L'amicizia è la modalità con cui noi facciamo conoscere Cristo al mondo. Detto dal papa è per noi un nuovo compito, diventa una missione storica.
Ecco, dice 'voi'!  Che carisma sottolinea? La comunione – che è la vita di Dio e riguarda tutti i cristiani. Ma dice “voi la irradiate nel mondo attraverso la amicizia”. Il nostro incontrarci è una testimonianza di amicizia che tanti altri movimenti non fanno perché non è il loro carisma; magari dicono un rosario, ma tra di loro non coltivano l'amicizia come la coltiviamo noi. Anche il rettore di Eichstatt, conoscendo i ciellini e poi don Giussani, si era accorto: "Voi avete la virtù dell'amicizia", cioè l'amicizia per voi diventa veramente il mezzo attraverso cui testimoniare Cristo. 

San Giovanni Paolo II ci aveva detto: “Andate in tutto il mondo e costruite senza stancarvi mai questa civiltà dell'Amore! E' la consegna che oggi vi lascio. Lavorate per questo, pregate per questo, soffrite per questo!” e don Giussani gli fa eco dicendo: "Svuotiamo lo stivale e andiamo in tutto il mondo", per obbedire al papa. Da allora, per quarant'anni a questa parte, l'identità di CL è questa l'obbedienza a questo compito che ci ha dato Giovanni Paolo II°. Adesso ci aspetta questo nuovo compito, la comunione resa visibile al mondo tramite la nostra amicizia.  Leggiamo e rileggiamo questa frase del papa  fino a quando non ci colpisce veramente,  una freccia che penetra nel nostro cuore! 

Il senso storico del nostro movimento è una comunione resa visibile al mondo attraverso la nostra amicizia. Ma cos'è questa amicizia che dà visibilità alla comunione? E anche: ma cosa c'entra l'autocoscienza con l'amicizia? Perché l'autocoscienza è un punto assolutamente irrinunciabile.

[*] Questo è il nostro carisma, ma che sia riconosciuto dalla Chiesa mi ha colpito anche rispetto a quando, quest'estate, mia sorella acquisita (è la figlia della nuova moglie di mio padre, che lei ha avuto  precedentemente  all'unione  con  mio   padre),   che   abita  a   Milano  e    che  io    desideravo molto incontrasse  il  movimento,  parlando al  telefono  proprio  di  questo  incontro  mi  ha  chiesto: "Cosa vuol dire incontrare Gesù attraverso la faccia di qualcun altro?".

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Può capitare di incontrare qualcuno attraverso un altro? Certo. Per esempio, fai il viaggio in aereo con una persona che,  mentre ti racconta tutti i suoi guai, ti parla di sua sorella, e pian piano il quadro diventa nitido perché ti parla del suo carattere, dei suoi incontri e alla fine conosci questa persona più di tante altre persone del tuo paese. Questa persona l'hai conosciuta solo attraverso un altro, però l'hai conosciuta. Tanto che, quando la conoscerai personalmente, dirai: "Cavolo, sei proprio come ti aveva descritto tua sorella!". 
Così è anche con Gesù. Chi vi ha fatto conoscere Gesù? Mamma? La catechista della prima comunione? Poi, finalmente un Gesù tirato fuori dall'immaginetta e diventato finalmente presenza reale della vita, chi? Un gruppo di persone che erano assolutamente consapevoli che la verità della loro vita era il loro rapporto con Gesù: "Attraverso queste persone ho iniziato a conoscere veramente Gesù come risorto, come presente, come vincitore della morte".

[*] "Il respiro di un'amicizia autentica è quello di un orizzonte totale, che riverbera nell'umano il divino, riverbera la grande legge che Dio stabilisce per la vita, cioè la gratuità". 
È come vedere la presenza di Dio attraverso la vita di queste amicizie?     

[R] 
Stiamo parlando di un'amicizia autentica, il cui il respiro non è quello di un orizzonte asfittico, di un collo di bottiglia, ma di un orizzonte totale. Noi, cercando di identificare bene quell'amicizia che dà vita, forma e visibilità alla comunione, diciamo che questa amicizia deve essere grande, non come quella descritta da Mounier, parlando dei cristiani del suo tempo: "Questi esseri curvi che camminano nella vita di sbieco e con gli occhi bassi, anime sgangherate, calcolatori di virtù, vittime domenicali, timidi devoti, eroi linfatici, teneri bebé, vergini sbiadite, vasi di noia, sacchi di sillogismi, ombre di ombre...".
Noi possiamo realmente accettare di incurvarci in un orizzonte misero e meschino come quello descritto da Mounier? No, l'amicizia nostra deve essere con un respiro ampio, grande come il mondo.
Chi realmente ha un orizzonte grande come il mondo? Chi impara ad amare. Chi invece rimpicciolisce l'orizzonte del mondo fino a farlo diventare il collo di bottiglia del proprio egoismo, vuol dire che non ama. Il segno di un'amicizia autentica è quello di un orizzonte totale (è come un porto da cui la nave salpa). Un orizzonte grande come il mondo è un impegno sull'amore. Che significa amore? Innanzitutto significa gratitudine e gratuità, poi tante altre cose, ma innanzitutto gratitudine e gratuità.

[*] Avere a cuore questa amicizia è avere a cuore anche me stessa, perché è la certezza da cui parto e che mi apre a tutto il resto. Ma, come si fa a rendere questo effettivamente carne della mia vita? A volte, infatti, siamo intrappolati nelle circostanze o intrappolati nelle cose da fare. Come far sì che questa apertura diventi il respiro della  vita?

[R]
"Come si fa, una volta intuito che un cammino vero ci porta in quella direzione, ad assecondare la direzione del cammino vero?". Iniziando a camminare.  
Se uno di fronte a Gesù Cristo - che restituisce la vista ad un cieco nato o rianima un cadavere, come nel figlio della vedova di Nain o di Lazzaro -  non prova nessuno stupore, è molto probabile che non stia parlando di Gesù Cristo, oppure che sia un po' matto. 
La parola stupore va sempre insieme alla parola lotta, che qui è sinonimo della parola cammino. Se vuoi stare con Cristo devi vivere tutto per Lui.
Immaginatevi i suoi discepoli: tu vuoi stare con Cristo ma, se hai dormito fino a mezzogiorno e mezzo, quanto stai con Cristo? Mezza giornata?   E ti alzi e lo cerchi  "Dov'è Cristo?" ma Lui è già partito... "E tu dove sei?". Sei a Cafarnao, e Cristo è già in un altro paese della Decapoli.  Se vuoi davvero stare con Cristo, cosa puoi fare?  Lamentarti, dire che doveva aspettarti, che avevi fatto serata ed eri stanco? L'unica cosa che puoi fare è correre all'altro paese. 
Lo stupore dice veramente l'attrattiva di Cristo; la lotta dice la tua risposta. 
Tutti i doni, assolutamente gratuiti, di Dio, ti chiedono se non altro di accoglierli, di mobilitare la tua vita in direzione di quel dono che hai ricevuto. Uno dice: "Mi sono fatto battezzare da adulto, d'ora in poi prenderò solo sonniferi per dormire, perché chi dorme non piglia pesci, ma non fa neanche peccato; quindi d'ora in poi fino alla morte dormo". Questo modo di ragionare è un peccato. Come nella parabola dei talenti: "E se trafficando il talento lo perdo? Lo nascondo e quando me lo richiederà glielo darò". 

Guardate che Gesù ha detto “A chi ha sarà dato, e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”: sta parlando dell'amore di Dio, del dono che ci è stato fatto con l'incontro. Se lo traffichi, lo guadagni, se non lo traffichi e te lo tieni lì come un bel regalo, lo perdi.


[*] Nella giornata d'inizio si diceva che «Alzare lo sguardo» è entrare con tutta l'anima e con tutto il cuore dentro la grande missione di Cristo, e perciò rinnovare l'entusiasmo per Cristo e per la missione che ci ha affidata. E' come un appello a riprendere coscienza di ciò a cui siamo chiamati, e riprendere coscienza del fatto che la missione non segue un nostro progetto, ma dipende dal fatto "che Dio ha scelto l'altro a fianco a me come ha scelto me", cioè nasce dalla comunione.  

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Sant'Agostino dice: "Chi vede l'altro uomo come fratello, vede la Trinità". 
E don Giussani: "Chi vede la comunione, cioè che Dio ci chiama a partecipare del Suo amore, vede Cristo".

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[R] Siamo chiamati a portare Cristo al mondo, ma come si fa? Chi vede la comunione tra noi, la Chiesa, vede Cristo.

[*] Quindi l'amicizia vera è quella per dirci qual è il centro affettivo della vita, cioè Cristo?

[R] Sant'Agostino dice che le cose più importanti per la vita dell'uomo sono la salute e l'amicizia. Senza salute non si va avanti, senza amicizia non si vive, ci si accontenta e basta. Chi è l'amico? E' quello che arriva al tuo cuore anche senza parlare. Il nostro cuore allora si apre all'amico, e il bene che ci vogliamo è il destino buono, Il nemico della proposta di CL, cioè dell'amicizia, è l'isolamento.

[*] In questo senso, pensando a cosa vuol dire che l'amicizia è un sacrificio, mi sono detto che il sacrificio è l'occasione per mostrare a tutti dove è il tuo cuore.

[R] Guardate che l'amicizia comporta l'ascolto, la condivisione, la libertà, e anche quindi la correzione fraterna. E' importante la correzione fraterna, parlare, condividere, ascoltare, fino ad essere disposti a lasciarsi correggere. La correzione fraterna fa parte dell'amicizia, ne è un connotato, è condizione necessaria della verità dell'amicizia.