"Questa cara gioia sopra la quale ogni virtù si fonda"

 "Questa cara gioia sopra la quale ogni virtù si fonda, onde ti venne?” 5

Non può esserci moralità ("virtù"), dignità, intensità e perfezione del vivere, se non a partire da una gioia


Questa gioia viene da quel momento in cui l'avvenimento cristiano è entrato nei confini della nostra esistenza, abbiamo fatto cioè un incontro con una realtà umana per cui Cristo si è palesato significativo per la nostra vita, ossia per la ragione e per l'esigenza di affettività del cuore.


La moralità suprema - vale a dire un modo di vivere adeguato alla dignità di quell'essere creato che viene indicato con la parola "io" - è la fedeltà all'atteggiamento con cui il Creatore ci fa.


Come il Creatore ci fa? Come bambini. Il bambino si presenta con la faccia spalancata, aperta positivamente alla realtà (la curiosità è il fenomeno in cui innanzitutto, pur in modo arido, si documenta questa positività originale dello sguardo). L'uomo creato sta di fronte al mondo non solo aperto positivamente, ma attendendo il compimento. Il bambino, infatti, stupito di fronte alla realtà, è pieno di desiderio, attende il compimento, con letizia, "come preparandosi a una festa". Apertura positiva al reale e attesa del compimento perciò si identificano.


Come si può esser fedeli all'atteggiamento con cui siamo stati fatti? Come si può mantenere quella purità originale del volto, quello sguardo positivamente aperto alla realtà, attendendo il compimento con letizia, "come preparandosi a una festa" (la letizia è il sentimento originale dell'uomo che rimane fedele al gesto che l'ha creato)? Solo appoggiandosi all'avvenimento di Cristo nella fattispecie storica in cui ci ha toccato.


È per l'introdursi nella nostra vita dell'avvenimento cristiano che può accendersi e fiorire, in vario modo, la riscoperta dell'io nei suoi fattori e nel suo destino, e una corrispondenza favorevole alle esigenze più profonde dell'intelligenza e del cuore, fino a rendere la nostra persona soggetto di moralità, di azione degna dell'Essere, del rapporto col Mistero che l'ha fatta.


E anche il male e l'incoerenza non squalificano più questa "linea", una volta instaurata.

Come Dio non rinnega l'Alleanza che stabilisce con l'uomo, anche se l'uomo sbaglia e la rinnega, così c'è un nesso con Dio, che una volta scoperto non si può più rinnegare, anche se si tradisce mille volte al giorno. Quando si è vista una cosa, non si può più negare di averla vista, se non dicendo coscientemente una menzogna, che ci sotterra come in una cassa da morto e ci soffoca.


Tutto questo inizia con l'avvenimento cristiano che irrompe nella nostra vita: un incontro con una realtà umana che porta con sé l'evidenza di una corrispondenza del divino che è entrato nella nostra storia - l'evidenza di una corrispondenza Sua - a quello che siamo.


L'avvenimento di Cristo che si palesa nell'incontro unisce ad altri, è l'inizio di un popolo nuovo, crea un ambiente nuovo, una compagnia, come una casa, una dimora nuova, dove le cose son tue, dove tutto è tuo, dove tutto è per te, dove tu sei totalmente libero. E questa compagnia apre alla realtà intera, e tende a farti interessare di tutto, rende meno estraneo il mondo con gli uomini che lo popolano. Questa compagnia scopre e ama la storia come dimora della unità attiva di un popolo, introduce la percezione della possibilità di una storia nuova.


5Dante, Paradiso, Canto XXIV -89.91