La conoscenza di Cristo.

 Accenniamo alla seconda scansione del dono dello Spirito. L'approfondimento dell'esperienza del divino, che ha generato l'incontro, è grazia, non deriva da uno studio nostro, o da una nostra forza di volontà che ci eriga a maestri morali, ma è frutto del dono dello Spirito (che ha suscitato l'inizio).

È il dono dello Spirito che ci permette di compiere un approfondimento dell'esperienza dell'incontro, in cui diventa sempre più consistente e affascinante la conoscenza di Cristo.

La grazia dell'incontro - l'incontro viene da qualcosa d'Altro, perciò è grazia, è puro dono d'uno Spirito, d'una energia che possiede il mondo e manipola la storia - porta alla conoscenza di Cristo come consistenza di tutto e come inizio di un popolo nuovo.


a) Cristo come consistenza di tutto

"Tutto in Lui consiste", dice la Lettera ai Colossesi. Cristo è perciò la consistenza di me, è ciò di cui, ultimamente, io sono fatto. Se sono attento, cioè adulto, non ho nessuna evidenza più grande di questa: in questo istante io non mi faccio da me, non mi do la realtà che sono.

Ultimamente sono fatto di un Altro, a Cui io dico "Tu" con timore, reverenza e adorazione.

Questo "Tu" è il Mistero, che è diventato uomo, Cristo, che è ciò di cui io, ultimamente, sono fatto:

è un essere posseduti totale, che una volta scoperto e accettato, mette la possibilità della pace entro tutti i confini della vita, così che dolore e male vengono vinti in un abbandono amoroso e gratuito.

La realtà è segno di Cristo,

A chi inizia un rapporto affettivo dico sempre (normalmente questi nessi eludono o oscurano il nesso magari prima timidamente scoperto con Cristo): "Tu sei innamoratissimo della tua ragazza. Ma, dimmi, in ultima analisi, di che cosa lei è fatta? Di qualcosa d'Altro, come te. Non c'è nulla di più evidente, in questo momento, chiunque tu sia. E chi te l'ha fatta incontrare? Il Signore della storia, Colui che ha in mano tutti i fili del tempo e dello spazio, che è lo stesso di cui lei, ultimamente, è fatta: Cristo. E chi te la manterrà domani? Chi non te la farà scomparire? Lui. Te la fa incontrare Lui, te la rende compagna eterna, per sempre, Lui. Allora, verso Cristo non può non venirti un'onda di tenerezza ancora più grande della tenerezza che hai verso questa ragazza".

La realtà nella sua verità è segno di "qualcosa d'altro", è segno di Cristo, "consistenza di tutte le cose". Tutto noi siamo stati chiamati a investire e vivere secondo la sua verità, cioè come segno di Cristo.

Ognuno di noi, che è stato toccato dalla grazia dell'incontro, è chiamato a partecipare di questa "novità di misura" dell'essere, a guardare e ad accostare tutto secondo una prospettiva infinita, che è ciò per cui l'uomo è fatto (la ragione è fatta per qualcosa di più grande di sé, per il rapporto con l'infinito; e il cuore è fatto per qualcosa di più grande di quello che possiamo immaginare, tant'è vero che stanca anche l'innamoramento più acre). Proviamo a pensare a Cristo, a come in quell'istante di silenzio, quand'era in cima alla collina, guardava tutta la gente che veniva: il Suo sguardo era senza fine! E quando si rivolgeva a una donna come la Samaritana: pensiamo che impressione doveva invadere questa povera donna di fronte a quegli occhi che la guardavano secondo una prospettiva senza fine.


b) Cristo come inizio di un popolo nuovo

Un popolo nasce da una persona, come il popolo ebraico è nato da Abramo.

Cristo è l'inizio di un popolo nuovo, del popolo nuovo definitivo. Come dice san Paolo, in Galati 3: "Tutti voi che siete stati battezzati vi siete immedesimati con Cristo. Non esiste più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, ma tutti voi siete uno - "eis" -, una persona sola in Cristo Gesù". Perciò, ci apparteniamo l'un l'altro perché apparteniamo a Lui.

Tutti coloro che Lo riconoscono - che Lui tocca e che Lo riconoscono - formano un popolo nuovo: noi siamo allora l'inizio di un popolo nuovo. Ed è sempre un inizio, fino alla fine.

Ma questo popolo, piccolo o grande che sia, secondo il mistero della volontà di Dio, percorrerà la storia. Si chiama Chiesa: uomini raccolti insieme per uno scopo, chiamati a riconoscere il vero e a fare il bene. La Chiesa, dice san Paolo nella Lettera agli Efesini, è il corpo di Cristo, di Colui che si nasconde dentro l'incontro fatto, di Colui che ci si è comunicato nell'avvenimento che ci ha toccati. "La Chiesa è il Suo corpo, la pienezza di Colui che si realizza interamente in tutte le cose".


NB: È nella memoria che il dono dello Spirito ci fa penetrare le profondità di Dio. Le profondità di Dio sono le profondità di ogni creatura: ogni creatura è come l'inizio di una prospettiva infinita.

È attraverso la memoria che il dono dello Spirito ci fa penetrare la natura vera del rapporto con tutte le cose, ci rende cioè puri. 6

6L'avvenimento significa che uno è qui, in questo istante, con il timore e il tremore dell'avvenimento che è questa realtà. E non è che un istante vale per quello dopo, ogni istante è nuovo, l'avvenimento è il ritrovarlo! Questo è vivere la memoria. Qualunque cosa facciamo, qualunque sia il nostro atteggiamento, pensare che quello che ci riunisce è un avvenimento, lo fa essere un'altra cosa, una cosa vivente. È l'avvenimento di questa presenza con noi. La posizione cristiana come consistenza umana è l'uomo che ha una presenza dentro lo sguardo. Si sente sempre dire: «Il movimento non è, il movimento non è…». Ma il movimento è, è questa cosa nuova che si percepisce, che si riconosce tra noi. Fossi anche il solo a riconoscerla, questo è un avvenimento per me. Perché il cristianesimo è assolutamente libertà: avviene in comunione, ma si gioca tutto nella libertà della persona. (Dall'utopia alla presenza, 315-317, 327)