Un'autocoscienza nuova.
La domanda di Gesù agli apostoli, ripresa negli Esercizi spirituali, «E voi chi dite che io sia?». 13 ci chiede di passare a un’autocoscienza nuova, che coincide con la fede. Quello che ci diciamo, la vita a cui partecipiamo e a cui ci richiamiamo, può infatti ancora restare un discorso, o una realtà esterna al nostro io, che non cambia la coscienza che abbiamo di noi stessi.
Nel 1970 don Giussani segnalava
l’urgenza che vale anche per noi oggi:
«È venuto il momento della personalizzazione. Noi non possiamo più andare avanti, se non nella misura in cui le cose che ci siamo dette assumono il volto della nostra personalità». E aggiungeva: «Tutto questo deve diventare, non posso non usare questa parola, autocoscienza: un accorgersi nuovo di un’altra realtà in me che io sono, e perciò l’accorgermi di strumenti di giudizio e d’azione diversi»14
Si tratta di un’autocoscienza diversa
da quella naturale, solita, di tutti, perché ha un contenuto
nuovo, che è un fatto preciso accaduto nella nostra vita e che
bussa alla nostra porta: il fatto
di Cristo.
Il contenuto di questa coscienza
nuova di me è Cristo e la comunione in cui Cristo si rende presente,
che genera il mio vero volto, la mia personalità compiuta.
È, in altri termini, la coscienza
della «nuova creatura»15,
da cui dipende la maturità della nostra esperienza:
«Tutto il problema è questa autocoscienza nuova, di uomo nuovo, di creatura nuova, di struttura nuova. Si possono muovere le montagne, ma se non si ha questo non si vale niente». 16
Questo cambia il nostro modo di
affrontare tutto: quando ti trovi davanti a una scelta, a una
fatica, a un dolore, chi è il soggetto del giudizio, della presa di
posizione, del modo di reagire? Giustamente noi tutti rispondiamo: il
mio “io”. Ma tu cosa sei? La novità è in quello che
diceva san Paolo: «Non sono più io che vivo: è Cristo che vive
in me».17
Non
più un io diviso da te, perché noi, che siamo stati battezzati in
Cristo,
«Siamo
una cosa sola». 18
«La parola “autocoscienza”
significa che la mia natura è un’altra (Galati 2). Non è pretesto
per seguire, in autonomia “la propria coscienza”. Io sono
comunione con Te, Tu sei la mia vita.
L’altro è profeta per me e non mi lascia tregua, “è me” e nello stesso tempo è una gioia, è come un pezzo di me che è più convertito dell’altro pezzo che sono io. La comunione, come dimensione della nostra personalità, è sostenuta dalla memoria, il Fatto di Cristo e della Chiesa che reclama un rapporto. E' quindi un' obbedienza amorosa al Fatto di Cristo. (L. Giussani “Il centro della vita” - prefazione di Davide Prosperi)
L’alternativa radicale, che decide
della pienezza della nostra esperienza umana, è quella tra un io che si concepisce
come indipendente, autonomo, misura ultima di sé e delle cose
(un’illusione o una presunzione in cui anche noi possiamo vivere); e un io che riconosce la dipendenza
originale che lo fa essere in questo istante, e in Gesù diventa «compagnia
storica»19
:
Quell’io che giudica, sceglie,
reagisce, non è un individuo autonomo, isolato, che poi,
eventualmente, si coordina con gli altri, come in un’assemblea di
condominio; no, è un io nuovo, che è ri-nato e rinasce
nell’appartenenza a Cristo, presente nella compagnia cristiana in
cui ci ha coinvolto.
L’io si scopre così appartenenza a
Cristo e al suo Corpo misterioso e reale che è la Chiesa. Come dice
san Paolo, «anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in
Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli
altri»: 20
l’altro mi appartiene e io appartengo a lui, perché entrambi
apparteniamo a Cristo. Non sono più un atomo che urta altri atomi:
sono un membro di un corpo vivo.
È una sfida affascinante alla nostra
libertà personale. Infatti, questa autocoscienza nuova non si
stabilisce meccanicamente, non è qualcosa di ovvio: è una
conversione, sempre da mendicare, che chiama in gioco la mia libertà,
implica cioè una decisione personale che richiede intelligenza e
volontà, da rinnovare a ogni istante.
«L’esistenza rappresenta innanzitutto una decisione circa ciò che si riconosce come proprio fondamento: e tale decisione è un avvenimento che si ripropone di continuo»21
«L'avvenimento significa che uno è qui, in questo istante, con il timore e il tremore dell'avvenimento che è questa realtà. E non è che un istante vale per quello dopo, ogni istante è nuovo, l'avvenimento è il ritrovarlo! Questo è vivere la memoria. Qualunque cosa facciamo, qualunque sia il nostro atteggiamento, pensare che quello che ci riunisce è un avvenimento, lo fa essere un'altra cosa, una cosa vivente. È l'avvenimento di questa presenza con noi. La posizione cristiana come consistenza umana è l'uomo che ha una presenza dentro lo sguardo. Si sente sempre dire: «Il movimento non è, il movimento non è…». Ma il movimento è! E' questa cosa nuova che si percepisce, che si riconosce tra noi. Fossi anche il solo a riconoscerla, questo è un avvenimento per me. Perché il cristianesimo è assolutamente libertà: avviene in comunione, ma si gioca tutto nella libertà della persona.» (Dall'utopia alla presenza, 315-327)
Si tratta di riconoscere il fatto di
Cristo e della comunione come contenuto della coscienza di sé, come
fattore determinante il modo di concepire noi stessi e di agire.
Questo riconoscimento esalta la nostra libertà, la nostra capacità
di compierci, che è responsabilità verso il nostro destino.
C’è
un “noi” alla radice di me!
E non importa se uno, là dove si
trova, è materialmente da solo o insieme ad altri:
«il soggetto adeguato della nostra presenza nell’università o nel mondo del lavoro è la nostra unità, non tu. Se sei da solo, quando sei da solo porti in te la responsabilità di tutti noi, siamo tutti noi che rispondiamo in te e siamo tutti noi che alimentiamo te».24
Ne sono stato testimone durante
l’Equipe di GS, quando è intervenuta una studentessa liceale da
Abu Dhabi: lei partecipa alla nostra esperienza attraverso un raggio
con una ragazza che vive in Olanda e due ragazze che si trovano in
Norvegia, tenuto da una professoressa di Varese online (non potrebbe
essere altrimenti…). Negli Emirati Arabi quella studentessa è
l’unica di GS, eppure non è sola!
13 Cfr.
E. Silanos, «E voi chi dite che io sia?», suppl. Tracce, n. 6/2026
(cfr. Mt 16,15).
14 L.
Giussani, Una rivoluzione di sé. La vita come comunione
(1968-1970), op. cit., pp. 165 e 167.
15 2 Cor
5,17 e Gal 6,15.
16 L.
Giussani, Una rivoluzione di sé. La vita come comunione
(1968-1970), op. cit., p. 175.
17 Gal
2,20.
18 L.
Giussani, All’origine della pretesa cristiana, BUR, Milano 2025,
p. 114.
19 L.
Giussani, Una rivoluzione di sé. La vita come comunione
(1968-1970), op. cit., pp. 183 e 250.
20 Rm
12,5.
21 L.
Giussani, Alla ricerca del volto umano, BUR, Milano 2007, p. 95
22 L.
Giussani, All’origine della pretesa cristiana, cap, 8, p. 110
23 L.
Giussani, Qui e ora (1984-1985), op. cit., p. 328.
24 L.
Giussani, Il centro della vita. Il fatto di Cristo e della sua
permanenza (1971-1972), op. cit., p. 175.