Un avvenimento.
Un avvenimento
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L'unica risposta che può
rendere chiaro e consistente l'io nei suoi fattori costitutivi è un
avvenimento, non un'analisi o una registrazione di sentimenti, ma
un avvenimento.
Solo un avvenimento è ciò che rende l'io soggetto adeguato di un'azione che "porti" il mondo.
Le azioni dell'uomo si
chiamano "gesti". La parola
"gesto" deriva dal latino “gerere”, portare, e indica
il rapporto con la realtà in quanto porta (gerit), afferma un
significato.
Diceva Péguy in Notre
Jeunesse: "Quello che c'è di più imprevisto è sempre
l'avvenimento": noi adesso diremmo "il caso", una parola "che
definisce qualcosa
il cui accadere non si spiega ai nostri occhi. Un avvenimento
è tale proprio in quanto è inafferrabile,
ha qualcosa che sfugge alla nostra capacità di comprensione. Il critico francese
Finkielkraut nel suo libro su Péguy, lo commentava così:
"Un avvenimento è qualcosa che irrompe dall'esterno, imprevisto. È questo il metodo supremo della conoscenza [conoscere è trovarsi di fronte a un nuovo, a qualcosa di estraneo a sé, di non costruito da sé]. Bisogna ridare all'avvenimento la sua dimensione ontologica di nuovo inizio. È una irruzione del nuovo, che rompe gli ingranaggi [delle cose già stabilite, delle definizioni già date], e mette in moto un processo".
Un
avvenimento è un'irruzione del nuovo che s'introduce
improvvisamente nella nostra vita e che fa scattare la luce sulla
verità di noi stessi. “Rompe gli ingranaggi delle cose già
stabilite, delle definizioni già date, e mette in moto un processo"
che fa nascere un'attrattiva e un'affezione verso di sé, una
tenerezza e una compassione possibili verso gli altri, una serietà
riguardo ai programmi dell'oggi e del domani.
L'avvenimento
cristiano.
La categoria di
"avvenimento" è dunque capitale tanto per la conoscenza
dell'io come per ogni tipo di conoscenza. Ma
quello che ci interessa capire è la parola "avvenimento"
come unica categoria che possa definire che cos'è il cristianesimo:
il cristianesimo è un avvenimento.
Qual è la forma caratteristica dell'avvenimento cristiano?
L'avvenimento cristiano ha la forma di un incontro umano nella realtà banale di tutti i giorni, per cui Colui che si chiama Gesù, quell'uomo nato a Betlemme in un preciso momento del tempo, si rivela significativo per la nostra vita perché porta con sé il significato che il cuore della vita esige, e diventa fonte di tenerezza verso se stessi e di amore verso gli altri, ragionevolezza del tempo e dello spazio, appoggio per la vita e per la morte.
Dal
preciso istante di quell'incontro, il cristianesimo non ha più avuto
per noi lo stesso significato di prima: qualcosa
d'Altro si è svelato come importante per il cuore della vita.
Quel momento ci ha fatto intuire che questo Altro riguardava la vita:
era una forma finalmente persuasiva, ragionevole, perseguibile, e
forse amabile, di qualcosa che ci era stato detto prima, nel
Battesimo, ma che per noi, prima di quell'incontro, era senza
possibilità di comprensione, estraneo a noi.
E' Il Battesimo che, come mistero iniziale, ha segnato la strada vocazionale che ci accomuna.
Ma il Battesimo si è rivelato nel suo valore, persuasivo e totalmente corrispondente al nostro cuore, e quindi mobilitante, quando, in un preciso momento e in una determinata circostanza della nostra esistenza, in un certo incontro con una certa realtà umana il contenuto del Battesimo è come apparso nella sua grande pretesa così ragionevolmente fondata ed è entrato a colpire la nostra intelligenza e affezione, a muovere e commuovere qualcosa che non si era mai mosso e commosso prima, e ci fa fatto trovare, quasi automaticamente, insieme ad altri: nel rapporto con i quali si mantiene e si riproduce continuamente quell'inizio. Nessuno che l'abbia sperimentato può sfuggire, poiché la verità è qualcosa che, quando appare, anche per un fuggevole istante, colpisce per sempre.
Noi
siamo qui per un incontro fatto
Oltre
il volto di Gesù, l'avvenimento cristiano
ha la fattispecie
di facce umane, di compagni, di gente come me e te. Così come, nei
villaggi della Palestina dove non poteva arrivare, Gesù acquistava
il volto dei due discepoli che mandava, arrivava sotto il volto di
quei due che si era scelti.
In una sequenza del suo
film Andrej Rublëv, Tarkovskij fa dire a un personaggio:
"Tu lo sai bene:
non ti riesce qualcosa, sei stanco, e non ce la fai più. E d'un
tratto incontri nella folla lo sguardo di qualcuno - uno sguardo
umano -, ed è come se ti fossi accostato a un divino nascosto. E
tutto diventa improvvisamente più semplice".
L'avvenimento cristiano si palesa, nell'incontro con la leggerezza, la sottigliezza e l'apparente inconsistenza di un volto che si intravede nella folla: un volto come gli altri, eppure così diverso dagli altri che, incontrandolo, è come se tutto si semplificasse. Lo vedi per un istante, e andando via porti dentro di te il colpo di quello sguardo, come dicendo: "Mi piacerebbe rivederla quella faccia!".
Questa è la descrizione migliore del "perché" ci siamo mossi verso questa compagnia e ci siamo trovati in essa.